appena nato dalla parte di sotto, questo blog è un inno alla parte sbagliata. quella che riguarda un po' tutti, bene o male. ma senza pretese

sabato 31 maggio 2008

Psychopensieri

Quest'anno forse non farò le ferie, nel senso che me ne starò in questa terra di provincia a soffrire l'afa durante i giorni di pausa dal lavoro. A parte che comunque mi sa che li passerò all'ombra della mia prossima casa a imbiancare, dunque un minimo di fresco (FORSE) me lo potrò godere, ma sta di fatto che per quest'anno niente mare. Magari una toccata e fuga in riviera con gli amici? Mi rivolgo agli sconvolti di quella che fu nominata "la vacanza dell'ammore" due-tre anni fa. Voi lo sapete, se ci siete battete un colpo (ma mi sa che c'è solo il franz).
Scrivo senza un senso, oggi è giornata così. Pensavo al gran sedere che abbiamo noi provincialotti varesini a vivere in zona laghi, tutto sommato. E' vero, quando ci si mette il clima ne combina di grosse, tra afa e piogge e allagamenti tipo negli ultimi giorni. Ed è vero anche che siamo dei campagnoli un po' megalomani, però un po' di invidia secondo me la facciamo venire quanto meno ai milanesi, e di sicuro agli svizzeri tedeschi. Non so come facciano a lanciarsi per le strade sulle bici con le borse a fare da zavorra, e a farsi il giro del lago senza battere ciglio.
Io l'ultima volta che ho pensato di fare un giro in bici avevo ancora il casco di banane in testa (mia capigliatura psycho-beat post-adolescenziale). Diego "Flos" mi stava quasi per convincere a partire per Berlino con la mountain bike, "tanto dopo le Alpi è tutta pianura"... Poi ce la saremmo fatta in treno, al ritorno. Mah, se ci penso tutto sommato mi spiace averlo mandato a cagare. Con il sorriso sulle labbra, si intende. Grande Diego, se leggi, fatti un'altra risata. No, per quest'anno niente ferie e niente bici, magari un po' di lago? Neanche per idea, a stare sulla spiaggia si soffoca e rinfrescarsi nelle acque del lago è da film horror, non passano gli squali ma la merda sì. Non faccio il bagno nel lago da almeno 5 anni (l'ultima volta fu a Caldè, località che qualche pazzoide ha definito "la Portofino del Lago Maggiore" sulle riviste da parrucchiere), poi ho scoperto che di fianco c'era lo scarico delle fogne. Scusate per il post mi rendo conto dello schifo, ma mi è venuto così e dato che ho scritto in presa diretta con i miei psycho-pensieri lo lascio. Ma non sprecate commenti, non ne vale la pena........
.......Davvero, via quelle manine........
.....................
.......Chiudo.

venerdì 30 maggio 2008

Furia, il mago

Cosa puoi fare quando sei stufo di startene in seduta forzata su una sedia di legno? Ad esempio puoi pregustare l'aria che tira fuori, ficcare il naso dritto nell'anticamera della tempesta che sta venendo a prenderti.
Sarà grandine, lo ha detto Furia, il metereologo.
In effetti, se guardo a nord est, c'è una coltre grigio asfalto nel cielo e pare che non porti buone nuove. Tra l'altro oggi è giornata di lutto in paese, un ragazzo ha deciso di farla finita ed è in programma il suo funerale. Giornata triste e cupa. Il vento che scuote gli alberi sulle colline, aria pesante-umida-solida ci schiaccia per terra.
Rimango a guardare la coltre scivolare non molto più in alto delle case, sembra che voglia inglobare tutto, alberi, antenne, comignoli. Qualcuno è ancora fumante e siamo al 30 di maggio. Ho deciso di riprendere questa piccola porzione di apocalisse con la mia fotocamera e di riguardarmela quando sarò felice. Ci colpiranno coltelli di pioggia. Ci lapiderà. Milioni di sassolini ghiacciati si incaglieranno tra gli alberi, faranno un colabrodo di questa nostra terra indifesa.
Mi piacerebbe vedere questo mio panorama in bianco e nero improvvisamente cristallizzato, come in un incantesimo del mago cattivo. Come in una fiaba nera, con la regina dal largo mantello a riderci in faccia per il nostro stupido destino. Inutili fantocci da accendere e spegnere senza un criterio, senza una logica prendiamo vita e in un soffio ci pietrifichiamo.
Il cielo ci lapida, ma solo per qualche momento prima di sciogliersi con pietà in un pianto dirompente. Ma nonostante lo sfogo, non dura poi molto. Qualche minuto di rumore, un po' di aria fresca, nemmeno un fulmine da antologia. Spengo la fotocamera e mi rendo conto che intorno, tutto sommato, non è cambiato granchè. Tutto il colore è spento, ma la realtà è ancora drammaticamente viva. C'è uno squarcio di cielo nel punto in cui tutto è iniziato e ho il presentimento che presto volgerà al bello.
A volte anche Furia ha cattivi presagi.

mercoledì 28 maggio 2008

A Ja Ljublju SSSR

Affascina prendersi mezza giornata di ferie e decidere di fare quello che ti pare, almeno per un pomeriggio. Così lascio il cancello del lavoro con poca fame fisica e il desiderio mentale di andarmene. Prendo la strada che porta a Milano, chilometri di asfalto verso una meta incerta. Chissà se verranno. L'appuntamento è in libreria, ci arrivo dopo un'ora di macchina, un viaggio soffocante nel sottosuolo e una serie di vagabondaggi vitali dalle parti del centro. Sono in libreria, la musica non manca come l'aria. Trovo uno spazio, ancora troppo piccolo per i miei gusti, adattato da qualche mano macabra a scaffale per vinili. Affondo le dita e scorro una ristampa dopo l'altra a 30 euro minimo l'una. Me ne vado a cercare un posto vicino al palchetto in preallestimento, molto meglio così. Prendo una sedia a caso, un sorso d'acqua e aspetto.
Sono le quattro e mezza. Mi farà compagnia un libro di Delillo per le prossime due ore, ma fatico a leggere perchè troppo si muove nelle mie vicinanze. E poi c'è meno ossigeno che sull'Himalaya, penso. Altra sorsata. Respiri ripetuti, non sufficienti, ma me li faccio bastare da bravo animale in adattamento all'ambiente. E se potessi cambierei pure pelle per mimetizzarmi, vedere e non farmi vedere. Mi nascondi nel libro, Don? Leggo finchè posso, addormento gli occhi ogni tanto, li riapro e riprendo a girovagare. Non arrivano più questi CCCP.
Quando riprendo posto, c'è già una piccola ressa e questo vuol dire che non manca poi molto. Siedo dietro un anziano col bastone e mi chiedo se veramente saranno loro a parlare su quel palchetto. Una ragazza mi dice che ci sono sempre i presenzialisti, non se ne perdono uno di incontro. Come te, penso. L'anziano sonnecchia e mi è simpatico: mi va di credere che sia qui perchè li ha ascoltati nelle balere emiliane venticinque anni fa e gli sono piaciuti. La ragazza si è appropriata della sedia alla mia destra. E' seduta da pochi minuti e so già tutto di lei: è di Napoli provincia-insegna lettere alle medie-aveva un ragazzo delle mie parti ma ora non più e ha cambiato in meglio-le piace il jazz e in particolare un tipo che suona il contrabbasso-è del settantasette-vive a milano da cinque anni-si fa le canne-soffoca pure lei e mentre straparla si allenta la camicia sul petto-mi tocca pure una gamba-ci manca che mi dica il colore delle mutande-se le ha-se ti sentisse il vecchietto.
Quando finisco la bottiglietta d'acqua penso di non avere più scampo, il soffocamento mi avrà, ma improvvisamente la tipa chiude la bocca perchè lassù ha iniziato a parlare qualcun'altro ed è molto più interessante ed è Annarella a rompere il ghiaccio. Benemerita soubrette! Affascinante nel suo abito nero, senza i travestimenti crudi dell'esperienza sul palco. Che pure quelli erano chic, a modo loro. Scopro che dopo i CCCP ha viaggiato per l'India e di ritorno ha aperto un'erboristeria. Ora che sto scrivendo mi sono già preso la briga di visitarne il sito, cercate annarella giudici su google. Annarella la timida che cede alla poesia e ci regala alcuni versi del Ferretti assente giustificato, in sua vece. Annarella che alla fine mi parla mi sorride e mi ringrazia. Annarella che è umana e io che pensavo fosse inavvicinabile. Anche Zamboni è umano, Massimo al centro del palco che ci racconta della Berlino Est e del mondo CCCP che nasceva a Carpi e finiva a Vladivostok. E con la chitarra lui lo ha girato quel mondo, comprando abiti usati in Germania Est, raccogliendo tutto il rifiuto dell'occidente, pezzi di metallo insieme a Fatur per rendere loro omaggio sul palco, con una luce in grado di dare vita a quei ferri morti. Mi ha colpito quando ha detto che oggi è ancora possibile ritagliarsi uno spazio nell'arte, purchè lo si faccia mantenendosi umili e intelligenti e dedicandosi in pieno a quello che si vuole. Massimo che confessa che ancora oggi non studia non lavora non guarda la tivù non va al cinema e non fa sport come vent'anni or sono. Beh in fondo qualcosa fa, se è qui a parlare, ma tutto a modo suo. E di Fatur che dire: prima di tutto che è enorme! Se pensi ai muscoli del mimo che danzava sul palco, non ci puoi credere. Occhiali, cappello, pantaloni corti e anarchia rimasta stampata sulla pelle. Danilo ha fatto alcuni cd sperimentali e continua a suonare nei centri sociali, cavalcando rottami di macchine e di trattori, sudando e gridando e mantenendosi artista di un popolo che non vuole smettere di resistere. Gli artisti smettono di parlare, le domande dei curiosi si susseguono, gli artisti ci fanno ridere e ricordare quella musica. Chi ha avuto la fortuna di partecipare al concerto in cui ballarono nudi e che andò in prima pagina sul Resto del Carlino lascia la sua testimonianza, dopo si dà spazio al video di un live spensierato, di una ventina di anni fa quando era ancora lecito mischiare paranoia punk a walzer di rozz-emilia e parlare di islam nei brani, prima che tutto ridiventasse moda, occidente, paranoia.

lunedì 26 maggio 2008

Come un nuotatore nell'onda

Qualche giorno fa ho fatto visita ad Angelo in casa di riposo. Dalla collina si vede una gran fetta di lago e le montagne intorno devono sembrargli vicine come non mai. A volte passano i deltaplani, altre i traghetti, ma molto più in basso. Lui non si rende bene conto di dove sia, è arrivato da poco, comunque si è già abituato. E' chiaro, tutte queste cose che dico in realtà fanno parte di ciò che può essere concepito dal di fuori. Anche perchè Angelo non parla, sta zitto e guarda soprattutto. E' curioso. Ascolta poco perchè la testa, si sa, fa di quei gran giri a quell'età...ma è lo sguardo che è (quasi) sempre attento. O almeno così a me pare.
Io non lo so quale sia il potere dello sguardo degli anziani. Conosco anche un altro signore, molto più autosufficiente, che ha due occhi nerissimi e acuti, lui che ha visto di tutto nella sua vita perchè è stato in missione in Africa, e forse questo è il motivo per cui ha quel luccichio buono, quasi magico quando ti parla. Forse nel mondo che ha visto è riuscito a scovare tutti i dettagli che a uno sguardo normale sono invisibili e ne ha fatto tesoro. Così, insieme ai fuochi e ai soldati e alle ferite, ha visto elefanti e leoni e piante carnivore e onde spumose enormi e donne meravigliose e mani protese e l'indaco e il blu intenso e il viola mischiati nel cielo.
Anche Angelo è stato soldato e ha visto la neve di Russia. Ancora oggi non ha perso la forza che gli ha permesso di mantenersi vivo. Ha una solida stretta quando ti prende la mano per essere accompagnato. E poi cammina veloce, come se debba arrivare per primo da qualche parte che poi, in quella casa lassù, è il fondo del corridoio. A volte, guardandolo avanzare così deciso, penso a un nuotatore e mi immagino la piroetta che farà alla fine, quando avrà toccato la sponda.
Una piroetta funambolica e via, con tutto il corpo dentro a un mondo nuovo da esplorare. Così mi piace pensarlo, Angelo, come un nuotatore nell'onda.

domenica 25 maggio 2008

Personale: il fuoco

A volte ti svegli con un occhio che ha preso fuoco e non riesci a tenerlo nè aperto nè chiuso perchè ogni millimetro di movimento fa male. Non cerchi il motivo in dita sporche, in un'infiammazione. In coscienza lo sai, un umore malato si trasmette al corpo e lascia il segno nelle tue parti più deboli. Sei vulnerabile quando ti affacci nel giorno con una ferita aperta dalla sera prima, i tuoi occhi non hanno visto niente, hanno sprizzato ferocia. Non è bastato l'abbraccio di chi ti è più caro, nessuna lacrima ti è venuta in soccorso. Non hai la forza di gridare neanche una parola di sfogo dopo la crisi e dentro il tuo vuoto rimani da solo. Mentre sentivi i tuoi cani ringhiare, una sera, prima di concederti al sonno hai pensato: non è un posto per piangere.

sabato 24 maggio 2008

Riprendere Milano


Dopo un concerto come quello di ieri non è facile riprendersi e rimettere a posto i pensieri, ho tutto in testa ma non riesco a dirlo (cit. siete proprio dei pulcini che a me va di mangiare).
Con la lucidità che lentamente si fa largo, provo a buttar giù la scaletta che sicuramente è incompleta:

Naufragio Sull'Isola Del Tesoro - E' Solo Febbre - Ballata Per La Mia Piccola Iena - La Verità Che Ricordavo - Neppure Carne Da Cannone Per Dio -Tutti Gli Uomini Del Presidente - Pochi Istanti Nella Lavatrice - Punto G - I Milanesi Ammazzano Il Sabato - Tema: La Mia Città - E' La Fine La Più Importante - Riprendere Berlino - Oppio - La Sottile Linea Bianca - La Vedova Bianca - Tarantella All'Inazione - Orchi e Streghe Sono Soli - (PAUSA) - Voglio Una Pelle Splendida - Non sono immaginario - Bye Bye Bombay - Male Di Miele - 1.9.9.6 - Musa Di Nessuno - (PAUSA) - un pezzo con John Parish - altro pezzo con Cesare Basile - Bungee Jumping - Quello Che Non C'è

Collaborazioni d'eccellenza, un palco di luci psichedeliche e scenografia con i coltelli da massacro, l'addio del violinista Ciffo, Voglio una pelle splendida unplugged direttamente sulle gradinate, pezzi mai sentiti dal vivo tipo Oppio e Punto G. Appagamento totale per oltre 2 ore. Grandiosi questi Afterhours.

martedì 20 maggio 2008

Sardinia Blues

Se lo guardi in faccia, il ragazzo, sembra venire dal Guatemala.
Scuro di capelli e di pelle e di occhi. Di razza selvatica, come animale libero allo stato brado, vagabondo su un'isola.
E di isola si tratta, ma non è il Guatemala (peraltro terraferma), lontano anni luce, ma la Sardegna, e il suo romanzo di nome è Sardinia e di cognome fa Blues.
Potresti leggerla in poche ore, questa agile storia isolana, trasportato da una piena di poesia rock. Ma puoi anche decidere di godertene i passi, uno per uno, che si susseguono con la cadenza di un discorso interiore; passi da ragionarci sopra e gustarne la solitudine in cui puoi cadere, se non è il tempo quello che ti interessa.
A lui non importa la punteggiatura classica, ma non è un limite perchè i pensieri hanno poco a che fare con la grammatica. E i discorsi rubati nelle sere d'estate sul lungomare o nelle campagne o al bancone di qualche essenziale bar da sandali e sabbia, lui li riporta così come sono. Così frenetici, così esistenziali.
Non è la costa dei vip a fare da sfondo al romanzo, nè gli antri crudi della Barbagia, ma la provincia sarda, per gli isolani radice remota da cui fuggire via. In questa terra si balla, si vive con poco e si è giovani, ma solo d'estate. Il resto è claustrofobia e chi non ne ha più di coraggio per affrontare l'inverno se ne parte per Londra o per il Continente a cercare l'amore.
Il ragazzo ha un alter ego che di nome fa Davide e vive nel libro la sua lotta continua con la sua terra e la talassemia. Una storia di odio e di amore, multirazziale. E' di tutti il tentacolo isolano a cui sfuggire per rimanere giovani sempre, è di tutti il sangue che disseta il corpo dei talassemici.
E' un terreno arido, Sardinia. Dove l'amore e il sangue si fondono per dare fertilità. Amori per le ragazze Davide ne ha molti, quello più grande per la sua ballerina irlandese è finito. Amori che danno un senso ai trent'anni dei Pirati "Pani-Corda-Licheri", ubriachi persi nelle notti di provincia, reduci da improbabili fughe continentali, registi mancati e occupati solo a far diventare Oristano una piccola Buenos Aires dimenticata dal mondo e Villanova Truschèdu un luogo in cui scegliere di vivere e amare o di amore morire.

Sardinia Blues - Flavio Soriga
Bompiani, 2008
pp. 272
€ 16,00